Quarta Puntata dell’Intervista a Chiara Pedroni

Siamo giunti alla penultima puntata di questa intervista e già vorrei poter chiedere a Chiara di continuare il suo racconto, di dirmi di più di lei e della sua vita…chissà magari più avanti questo desiderio potrà esaudirsi. Oggi Chiara ci racconta chi è l’endometriosi e qual’è il percorso per tornare a vivere, tra risorse esterne e interne.

Intervista a Chiara Pedroni – Quarta puntata

Chiara, ami il teatro e allora ti faccio una domanda dedicata: se potessi rappresentare l’endometriosi sul palcoscenico e/o fossi regista di uno spettacolo che la vede tra i protagonisti, come la interpreteresti o rappresenteresti?

Se potessi rappresentare l’endometriosi come un personaggio teatrale, avrebbe il mio volto, il mio corpo. Una me magra, pallida in viso, coi capelli più diradati e poco curati; una me con la bocca sanguinante, le borse sotto gli occhi; con gli occhi spenti, sfiniti, insonni e gonfi di lacrime. Sarebbe una me ingobbita, spaventata, dolorante e indifesa, attaccata da mille diavoletti. Hai presente quelle pubblicità di farmaci contro il mal di gola o di stomaco, dove ci sono diavoletti o esseri disgustosi che rappresentano il dolore, i batteri, i virus…? Ecco, una cosa così!

Mi arriva netta la sensazione di impotenza, di non potersi difendere… In che modo sei riuscita a relazionarti con i diavoletti disgustosi in questi anni?

La nostra è una relazione complicata! [ride] Per farla breve, se il nemico non lo puoi battere, alleatici. E io ho più o meno fatto questo. Mi ci sono battuta per anni e anni, ancor prima di saperne il nome, e ho sempre cercato di fare del mio meglio per impedirle di prevaricarmi. Mentre credevo di riuscirci lei si rafforzava e ora sarebbe come lottare contro i mulini a vento. L’ endometriosi è una parte di me, estremamente scomoda senz’altro, riconoscerlo e accettarlo ha fatto sì che le poche energie che mi concede di avere io iniziassi a impiegarle a vivere e non a sopravvivere.

Il percorso per tornare a vivere

La bambolina voodoo

Un importante traguardo di consapevolezza! Puoi raccontarci come si riesce a raggiungerlo?

Per arrivare a questa consapevolezza, il percorso non è stato facile e non lo è tuttora proseguirlo. Nulla di tutto ciò che faccio è facile, ne indolore. Ho 34 anni, dicono d’ aspetto ne dimostri qualcuno meno, io me ne sento almeno il doppio. Ogni spostamento da casa prevede un’ organizzazione certosina preventiva, non posso essere quasi mai sola e devo girare con una farmacia in borsa, tenendo incrociate le dita di mani e piedi perchè alla fine vivo alla giornata, spesso all’ ora, a volte persino al minuto: in qualsiasi momento può capitare che una fitta, dal nulla, mi trafigga come se qualcuno si stesse divertendo a fare voodoo con una bambolina dalle mie sembianze. Per questi e tanti altri motivi come la difficoltà a gestire gli sbalzi ormonali, a intrecciare rapporti, perdere e prendere peso come una fisarmonica, le occlusioni intestinali, il non poter correre, ecc. io odio l’ endometriosi ma l’ ho accennato all’ inizio, per fortuna la medaglia ha la seconda faccia.

La seconda faccia della medaglia

La malattia mi ha ulteriormente forgiata e messa a dura prova ho tirato fuori il meglio di me, ho riscoperto la mia voglia di aiutare il prossimo, ho ritrovato il mio animo combattivo e affinato ulteriormente la mia sensibilità. Ho avuto modo di conoscere persone straordinarie, fare esperienze indimenticabili, provare emozioni nuove e uniche. E quando ci penso, quando penso a quant’è vero che il male non viene solo per nuocere, è più facile relazionarmici 

Risorse “esterne”

Chiara, per aiutare chi vive con l’endometriosi, Chi o cosa ha contribuito?

Più cose… La resilienza. La condivisioneGuardare a chi sta peggio e voler tornare a sorridere, anche dei guai. Le batoste che ho preso, le persone orribili con cui, ahimè, ho avuto a che fare: chi mi ha fatta sentire stupida, sbagliata, inadeguata, in colpa, matta, un peso, che mi hanno mal giudicata, mal trattata, mal considerata… C’è chi ha promesso di aiutarmi o era addirittura preposto a farlo e non l’ha fatto; chi mi ha voltato le spalle, chi mi ha spezzato il cuore.

Queste persone, potremmo dire, ti hanno aiutata “per contrapposizione”: il loro comportamento ha fatto da motore a reagire…

Sì, anche se hanno contribuito ad aiutarmi a vivere con l’endometriosi soprattutto le persone che mi hanno accettata a pacchetto completo con la mia disabilità. Loro hanno creduto in me, dandomi forza, suggerimenti, aiuto, sostegno. Te li nomino, perché se la meritano tutta, la nomination!

Dai, vai di nominations!

Mamma e papà, Alessia – mia nipote di 5 anni -, Mina la mia cagnolina e una stretta cerchia di parenti, amiche e amici che non mi hanno emarginata e continuano tutt’ora, dopo tre anni, a esserci e a darmi come possono il loro supporto: un messaggio, una battuta, un passaggio, qualche ora di svago in casa. Le coppie di miei amici diventati genitori, Laura la mia psico, Cinzia la mia “sciamana”, la Cooperativa Dolce al completo – tutor e utenti -, i Claun – il mio gruppo di Clown di corsia -, le vite incrociate, le decine di donne che ho conosciuto vivere con l’endometriosi. Alceste e Roberto grazie ai quali sono approdata al fantastico mondo dello sport in carrozzina. La danzail mio tatuaggio che dice “Tutto il meglio resta, il peggio invece passa” tratto da una canzone di Jova, la mia voglia di vivere e il mio immenso desiderio di cambiare ciò che non va. Aggiungo alle nominations tutte le persone che non lo immaginano neppure e che con una parola, uno sguardo, un sorriso, un’attenzione hanno abbracciato la mia anima, mi hanno fatto riflettere, hanno accresciuto la mia conoscenza…persino andare dal dentista a volte è stato d’ aiuto. 

Risorse personali

Che meraviglia sentirti nominare così tante persone! Ho una domanda che si allaccia a questo, Chiara… oltre a questi aiuti “esterni”, tra le tue caratteristiche personali – prima hai nominato la resilienza -, quali ti hanno aiutata?

Forza interiorecoraggiopazienzacaparbietà. Alta sopportazione del dolore e non solo… Ho sopportato anche ignoranza, malignità, poca umiltà, arrivismo, falsità, speculazione… Posso contare anche su elasticità e apertura mentalecapacità di ascoltointuizione e positività. La mia ostinazione a trovare il buono nelle cose, nelle situazioni, nelle persone che mi fa guardare il mondo con gli occhi a cuore come dice la Ruffa e non mi fa mai smettere di credere nell’ amore e nei suoi poteri lenitivi. La mia gratitudine per tutto ciò che ho anche quando le mancanze sembrano di più. Il mio spirito di adattamento, la mia capacità di reinventarmi, di affrontare i problemi con concretezza anche se resto una sognatrice incallita.

E forse proprio questo ha sempre dato benzina al motore: sogno un mondo migliore, una vita migliore, un futuro migliore. E non ci si arriva di certo stando con le mani in mano, piangendosi addosso. Distogliendo l’attenzione dalle cose negative, smettendo di lamentarsi in continuazione ed eliminando persone, abitudini e pensieri cattivi, si trovano le energie per difendersi da una malattia che può divenire come nel mio caso gravemente invalidante. Questa, per lo meno, la mia esperienza.

Una guerriera

Mi ha messo in difficoltà questa domanda perchè ho perso la capacità di descrivermi e spesso nel mare in tempesta che ho nel cervello o sento dentro, perdo la bussola e mi fanno da faro le parole degli altri che mi ricordano con che forza ho affrontato e sto affrontando tutta questa situazione. Rispondendoti e ho pensato a quello che più spesso mi sento dire: “Sei una guerriera, lo sei sempre stata.

Vuoi continuare a seguire Chiara la Guerriera?

La prossima settimana hai appuntamento con lei per l’ultima puntata di questa intervista. La troverai sul sito della mia collega Dott.ssa Francesca Fontanella. Se desideri non perdere l’intervista, segui la pagina Facebook di Francesca! Troverai tutti i link alle puntate!