Perché credere nell’ansia può cambiare la tua vita

ansia

Oggi non voglio raccontarvi solo cos’è l’ansia, si fa presto ad andare su google, digitare ansia e trovarsi di fronte a millemila post e articoli esplicativi. Trovi qualcosa anche qui

Quello che vorrei fare oggi è raccontare una storia e dire cosa non è l’ansia.

E si, perché spesso si fa ancora tanta confusione su cosa sia e sui modi per “trattarla”.

Partiamo quindi dal dire che l’ansia non è una emozione, erroneamente si è parlato per molto tempo dell’ansia come di un’emozione, mentre invece non lo è.

L’ansia è un processo fisiologico naturale e di sopravvivenza aggiungerei.

Secondo mito da sfatare, complici anche noi psico purtroppo, le persone credono ancora che l’ansia debba essere eliminata.

L’ansia non va eliminata.

Ora proviamo a pensare a questa situazione.

Sono in macchina in tangenziale est, è una bella giornata e mi sto recando a lavoro.

La corsia di mezzo è libera e mi sento in pace con me stessa mentre ascolto – Child In Time dei Deep Purple

La tangenziale è libera, come me in quel momento.

Improvvisamente una macchina mi taglia la strada, è questione di pochi attimi…

Io freno, forte forte, per cercare di non farmi tamponare.

Io vado a 90 all’ora, lui? Chissà…Non ho tempo per fare calcoli matematici e, diciamocelo, non sono una cima in matematica.

E’ fatta, lui riesce a deviarmi grazie alla mia frenata, e si immette all’uscita desiderata: Linate…forse doveva andare all’aeroporto da sua moglie, penso.

Ma non posso pensare troppo perché la mia macchina, colpevole di essere troppo vecchia, sta ancora cercando di ritrovare l’equilibrio e zigzaga in quella strada calda…

Penso che non devo toccare lo sterzo, penso a quello che mi è stato detto alla scuola guida nel lontano 1996: “se la macchina sta sbandando tu assecondala dolcemente senza toccare niente“.

E come faccio a non fare niente?

Morirò, lo sento.

Il cuore mi si stringe nel petto, i secondi diventano macigni roventi, la testa è leggera e priva di raziocinio. Il mio intestino si sta aggrappando allo stomaco, i muscoli…perché ho ancora dei muscoli? Le mani fredde come il gelo, eppure era una così bella giornata…

Mi sento morire, lo so…morirò…

Mi abbandono a questa idea, penso che in fondo non ci dev’essere sempre un buon motivo per morire ed è proprio in quel momento che la macchina riprende il suo equilibrio, rimette tutto al suo posto, con la sua andatura gentile mi sembra voglia dirmi

ehi, è tutto passato. Adesso torna a guardare la strada sennò ci ammazziamo veramente…

Ecco, credo che questo sia l’esempio più utile per cominciare a parlare dell’ansia, del motivo per cui è stata “creata” e perché è così importante (anzi il motivo per cui è impossibile eliminarla) nella nostra vita.

Senza ansia vicina, che si è attivata anche se io ero in pappa totale, sarei di certo morta.

Cosa ha fatto per farmi sopravvivere?

  • Ha compreso molto velocemente il pericolo
  • Ha attivato una serie di azioni (es. Frenare)

  • Ha bloccato quasi tutte le funzioni non indispensabili in quel momento pompando subito più ossigeno dove era veramente indispensabile
  • Ha lasciato che tutto passasse, passato il pericolo imminente.

In quanto tempo è riuscita a fare tutto ciò?

Pochi centesimi di secondo.

Figa l’ansia eh?

Certo non è tutto oro quel che luccica e non sempre l’ansia comprende bene cosa sta succedendo. Ed è proprio in quel momento che può essere scambiata per qualcosa di terribile che sta rovinando la nostra esistenza.

Quindi è l’interpretazione del sintomo a fare la vera differenza, quello che pensiamo ci stia accadendo e non sempre ciò che ci sta accadendo davvero.

Se in quel momento, in macchina, io mi fossi messa ad interpretare l’evento pericoloso come un sintomo d’ansia sarei potuta morire, ma per fortuna non è accaduto e sono ancora qui a raccontartelo.

A volte, però, siamo sdraiati nel nostro letto, ci stiamo per addormentare e cominciamo a percepire una costrizione al petto, un senso di svenimento e depersonalizzazione. Ci chiediamo (se è la prima volta che ci accade) che diavolo stia succedendo, ci spaventiamo e decidiamo il da farsi.

Qualcuno chiede aiuto, magari chiamando il 118, altri rimangono paralizzati e senza via di scampo.

Cos’è successo?

Abbiamo appena deciso se comportarci seguendo due delle azioni previste dal nostro codice genetico: fuggo o faccio finta di essere morto?

E’ un pacchetto di azioni (fisiche e mentali) che ci portiamo dietro dalla preistoria e che ci ha permesso di essere ancora qui oggi…chissà se poi è stato così utile alla terra…, ma vabbè…

Che fare in questi casi?

Chiedersi: che diamine di lingua parla questa tizia? Lo so che a volte sembra parlare un linguaggio a noi sconosciuto, che spesso urla e schiamazza facendoci spaventare lasciandoci tremanti per terra. Però ti assicuro che l’ansia ha un suo idioma, basta conoscerlo, come l’inglese. Una volta compreso, è praticamente (quasi) una passeggiata.

Cosa vuole dirmi aldilà dei sintomi e di questo brutto modo di parlarmi? Anche se non lo crediamo possibile, in realtà, l’ansia è solo un sintomo di qualcosa che il nostro corpo ha cercato di dirci più e più volte e che è sempre rimasto inascoltato. Quindi andiamo in profondità nella questione. Che cosa ci raccontano di noi questi sintomi? Da dove arriva ciò che ci sta raccontando? Che voce ha, o di chi ha la voce? Queste (non semplici) domande potrebbero aiutarci moltissimo ad effettuare una prima analisi.

Che funzione (vantaggi) ha l’ansia per me? Eh si, perché ne ha… Quando dico che l’ansia ha dei vantaggi, le persone storcono il muso. Eppure avere l’ansia può portare dei vantaggi. Ad esempio potremmo ricevere molte più attenzioni da parte delle persone significative per noi, potremmo non dover fare certe cose che non amavamo fare, ecc.. Chiedersi che vantaggi ha l’ansia può essere molto utile per comprendere quali strategie non funzionali (ad esempio l’evitamento) stiamo mettendo in atto.

Cause dell’ansia. Bisogna comprendere le cause dell’ansia. Credere nell’ansia, nella sua importanza, nella sua storia, può davvero cambiarci la vita, e in meglio. I fattori che possono attivare il circolo dell’ansia, lo ripetiamo di solito funzionale all’evento che stiamo vivendo, possono essere vari: Fattori Biologici (una certa predisposizione genetica), Fattori Psicologici (chi siamo e come interpretiamo i nostri stati emotivi e le nostre esperienze passate) e Fattori Sociali (ambiente relazionale di riferimento, famiglia ansiosa, stress lavorativo, ecc..)

A cosa bisogna prestare attenzione? Quali strategie non funzionano, o perlomeno non funzionano nel lungo periodo?

Usare l’Evitamento come strategia per tentare di non provare le emozioni negative associate all’ansia.

Rimuginare su ogni aspetto della nostra attività mentale, credendo che la mente non menta…mente eccome…

Attivare il Circolo dell’ansia cominciando a pensare all’ansia anche quando l’ansia si sta facendo gli affaracci suoi. Si chiama ansia anticipatoria e, nella maggior parte dei casi, siamo proprio noi ad attivare.

Altre strategie che, invece, possono essere utili. Provare per credere 🙂

  • Identikit dell’ansia. Fare conoscenza dell’ansia, di questa sconosciuta che vive, da sempre, dentro di noi. Chi è? Che aspetto ha? Come parla? Da dove arriva?
  • Routine prestabilite. Rendi, almeno all’inizio della tua conoscenza con l’ansia, la tua vita molto più routinaria. Stabilisci delle priorità nella tua giornata, scrivi a che ora ti sveglierai, cosa mangerai e come trascorrerai il tuo tempo libero. Fallo con onestà e rispetta questi impegni. La tua mente si calmerà e il tuo corpo saprà già cosa l’aspetta. Fai quello che faresti con un bambino piccolo, dai delle regole amorevoli e rispettale.
  • I pilastri della mia vita. Parla con le persone che ti amano, racconta loro cosa ti sta succedendo e qual’è il modo migliore per aiutarti. Dirti “Non ci pensare“, oppure “Dai, vedrai che passerà“, può solo che peggiorare la situazione. Suggerisci delle letture, racconta tu di cosa hai bisogno, se vai dallo psicologo chiedigli di far venire la persona con te e fatti aiutare a spiegare cosa è meglio fare con te.
  • Accettazione di parti di sé. Eh si, lo so che si abusa ultimamente di questo termine, però alcune cose (ad esempio il tuo passato) non puoi più cambiarlo e tutto ciò che il tuo passato porta con sé non può che essere accettato. Se sei stato picchiato da bambino e adesso la tua ansia si manifesta nelle relazioni che ritieni pericolose, sappi che puoi lavorare solo su di te, non puoi tornare indietro e cancellare quei momenti di violenza, puoi occuparti tu di quel bambino, proteggerlo senza nasconderlo al mondo.
  • Cambiamenti reali nello stile di vita. Se l’ansia ti sta alle calcagna vuol dire che vuole stare “vicina vicina” e tu non puoi solo cercare di allontanarla da te. Modifica ciò che nella tua vita sta peggiorando la situazione, magari una relazione che è ormai giunta alla fine, forse un lavoro che non ti soddisfa più, o magari il tuo corpo che è fermo da troppo tempo. Cambia e la tua ansia cambierà con te.
  • Mindfulness e Attività fisica, sono solo due delle attività che possono migliorare i sintomi riducendoli drasticamente. Cerca un bravo massoterapista o un osteopata, falli collaborare con il tuo psicologo se sei seguito, vedrai i risultati che puoi ottenere lavorando su più fronti. Corpo e mente stanno nello stesso posto.

E se non riesci da solo, chiedi aiuto e non vergognarti. Un italiano su 3 soffre (o ha sofferto) d’ansia, non sei solo. 

Finisco con una tua domanda:

La vita tornerà mai più normale?

Senza l’ansia la vita non è normale e non il contrario.

Ti auguro di cambiare ciò che può essere cambiato, di accettare ciò che non può essere cambiato e di conoscere l’origine della tua ansia per ritrovare una parte di te che sta piangendo.

Simona