Non chiamatemi solo Psicologa Cognitivo Comportamentale

Non chiamatemi solo Psicologa Cognitivo Comportamentale

Psicologa Cognitivo Comportamentale

Per favore, non contattarmi solo perché sono specializzata in psicoterapia Cognitivo-Comportamentale come se questo potesse risolvere magicamente i tuoi problemi.

Non chiamarmi se pensi che il fatto di avere una formazione Cognitivo-Comportamentale basti a darti gli “strumenti“, le “risposte” ai tuoi sintomi.

Sono una psicologa e guardo la persona come un’unicità irripetibile.

Foto: MariaBeatrice Alonzi

Si, sono una Psicologa Cognitivo Comportamentale,

ma sono anche molto altro.

In questo articolo cerco di fare chiarezza sui motivi per cui NON dovresti chiedere il mio aiuto.

Non voglio dirti cose che possono apparirti retorica, ma voglio che tu sappia che lavorare insieme a me è davvero difficile e impegnativo, emotivamente, ma anche economicamente perciò se vuoi contattarmi solo perché sono una psicologa cognitivo comportamentale, allora sarebbe meglio cercare un altro professionista.

Quando ho scelto di specializzarmi in psicoterapia avevo da scegliere l’indirizzo teorico di riferimento e ho sentito che l’incastro giusto per quel momento della mia vita era proprio la scuola Cognitivo-Comportamentale. Non solo perché lavorando molto nel weekend non avrei potuto scegliere una scuola con frequenza nel fine settimana, ma anche perché sentivo di aver bisogno di strumenti pratici per cominciare una professione molto complessa.

Così sono diventata, almeno in prima battuta, una psicologa cognitivo comportamentale e devo dire che ho aiutato molte persone. Mi sentivo molto competente e i riscontri, specialmente in termini di riduzione dei sintomi che mi portavano le persone, erano assolutamente positivi.

Devo molto a quella formazione che però rimane una delle molte formazioni che ho fatto a partire dai primi anni di lavoro e che continuo a fare continuamente.

Infatti, dopo essere diventata una psicologa cognitivo comportamentale, da una parte mi sentivo sicura e padroneggiavo le tecniche, dall’altra parte sentivo che stavo facendo un lavoro in cui mancava un pezzo importante.

La terapia non dovrebbe essere guidata dalla teoria, ma dalla relazione.

I. Yalom

Il pezzo che sentivo mancare era quello della relazione, non che non entrassi in relazione con l’altro ci mancherebbe, ma era una relazione fondata sulla tecnica e non mi era più sufficiente.

Ho cominciato a studiare (diversamente da come avevo fatto durante gli studi universitari) il pensiero di altri psicologi di orientamento differente al mio e me ne sono innamorata. Non di uno specifico, ma di tutti. Era come se fossi avida di conoscenza, come se finalmente scoprissi la mia vera natura terapeutica.

Non ero più solo una psicologa cognitivo comportamentale

In un momento particolare della mia vita, ho deciso di affrontare un’analisi personale, anche se non obbligatoria (ahimè, credo che ogni psicologo dovrebbe mettersi nei panni del paziente almeno una volta nella vita) per avviare la professione.

Non lo sapevi?

Non serve aver fatto una propria analisi personale per poter lavorare.

Potremmo stare qui settimane, anzi anni per spiegare il motivo di questa non obbligatorietà, ma non è l’argomento di cui voglio parlarti oggi. Oggi voglio dirti che quando ho cominciato a lavorare sentivo di aver bisogno di strumenti che mi permettessero di lavorare serenamente, di sentirmi sicura anche se giovane e di commettere meno errori possibili data la delicatezza del lavoro che avevo scelto.

Solo il guaritore che è stato ferito, può davvero curare.

I. Yalom

Colloquio dopo colloquio, formazione dopo formazione, anno dopo anno, mi sono resa conto che il primo approccio scelto, quello Cognitivo-Comportamentale, era un vestito che non mi andava sempre bene, non era più l’unico vestito da indossare, ma uno degli accessori da portarsi sempre dietro, come un giacchino di cotone d’estate al mare, che metti solo se ti serve.

Così se oggi mi contatti per un colloquio io non ti fisserò l’appuntamento senza prima averti sentito telefonicamente e non ti farò cominciare un percorso con me se prima non avremo (insieme) affrontato il primo colloquio.

Primo colloquio che costa (e dura) parecchio e che permette di:

  • Conoscerci. Sembra un aspetto banale, ma non lo è perché quello che si instaurerà dopo aver deciso di cominciare un percorso psicologico è un rapporto di fiducia, una relazione che vedrà coinvolte due persone e queste due persone, aldilà delle competenze acquisite (tutti gli psicologi sono competenti) devono vivere una vera esperienza relazionale e quindi devono scegliersi e “piacersi”.
  • Comprendersi. Durante il primo colloquio ci si racconterà e non sarà solo il paziente a parlare, ma sarà una conversazione a due che ci vedrà immersi in un assaggio di relazione terapeutica che è fatta (anche) di regole. Io ad esempio ti parlerò di chi sono, di come lavoro di solito, di quanto costa lavorare con me e ti farò delle domande per capire chi sei, cosa ti porta alla scelta di affrontare un percorso così impegnativo e, cosa non da poco, perché hai scelto me. Ti farò quest’ultima domanda anche per essere sicura che ci siamo compresi su come si svolgeranno i nostri colloqui.

Come funziona il primo colloquio con me te lo spiego qui.

Bene, credo di averti detto abbastanza.

Mi preme in particolare che tu sappia che non troverai solo una psicologa cognitivo comportamentale ad attenderti e che questo potrebbe non corrispondere alle tue aspetative.

Se decidi di contattarmi ricorda che:

  • Prima di decidere se lavorare insieme o meno, dobbiamo almeno sentirci telefonicamente e, se decidiamo di fissare il primo colloquio, non è ancora certo che cominceremo un lavoro terapeutico insieme.
  • Lavorare con me può essere impegnativo, sia emotivamente, che economicamente e quindi devi esserne pienamente consapevole.

Ti piacerebbe avere maggiori informazioni?

Sentiti libero di scrivermi o chiamarmi.