L’agenda perfetta non esiste

Premessa modalità on

Non esiste l’agenda perfetta, non esiste il metodo perfetto per gestirla.

Cosa stai per leggere dunque?

Sto per raccontarti come gestisco io la mia agenda, perché credo che non si possa gestire un lavoro da freelance senza avere ben chiara l’organizzazione temporale di contenuti, spazi e modalità di lavoro.

Sto per raccontarti ciò che funziona per me che lavoro solo come libera professionista, che non ho figli (ma una cagnolina e un marito), che vivo e lavoro nello stesso paese, che uso i social come parte integrante del mio lavoro e che ho deciso di non vivere per lavorare.

Premessa modalità off

Hai presente la sensazione di soffocamento che ti pervade la domenica sera quando pensi all’inizio della settimana che si sta per presentare davanti a te?

Quella sensazione di inquietudine, mista a preoccupazione, che senti nella tua pancia e che ti racconta una storia che fa più o meno così:

Domani è lunedì. Cosa ho da fare questa settimana?

Ho spostato l’appuntamento col commercialista?

Non ho ancora pronte le fatture di questo trimestre…mannaggia a me…faccio sempre tutto all’ultimo momento!

Allora, ragioniamo: devo portare Nina dalla veterinaria venerdì alle…10? O 10.30? Dove l’avrò scritto? Ah si, su quel foglietto in cucina…ehm..no, è sulle note del telefono.

Domani ho pilates, la tuta è da lavare, vabbè metterò l’altra anche se mi fa il culone.

Che cucino? Lo vedi? Non posso dimagrire se non mi do una regolata.

Chi vedo questa settimana? Ho poi stampato il contratto terapeutico di X? Lo faccio domani. No! Ca@@o , domani è lunedì e la cartoleria è chiusa.

Rimbranata!

Ok, ok, niente panico, adesso scrivo tutto sennò mi perdo…

Lunedì.

Dove avrò messo il fogliettino di ieri? Aiutooooo

Ecco, io non so te, ma prima di mettermi in testa che avrei dovuto veramente pensarmi come un’imprenditrice, le mie domeniche le trascorrevo davvero così: tra una lista e l’altra, tra un mal di pancia e un evitamento totale, ma senza realmente fare qualcosa per cambiare l’andamento dei miei weekend.

Per non parlare della questione soldi.

Un tipico momento tra me e me degli ultimi giorni di ogni fine mese andava più o meno così:

Chissà quanto ho guadagnato questo mese.

Chi mi deve ancora pagare?

Perché non mi impongo di chiedere il pagamento ogni fine seduta? Si, ma farlo vorrebbe dire inviare il messaggio inconscio che non mi fido del mio paziente, e poi gli tolgo la sua autonomia di pensiero, potrebbe attaccarsi a me come al surrogato materno…

Certo che sto mese ho proprio fatto fatica a pagare lo studio, e non mi fa manco la fattura quello…

Meno male che ci sono i miei che mi aiutano, da sola sarebbe impossibile in questo momento.

Forse quando mi sarò fatta il mio giro di pazienti e avrò un buon passaparola, allora tutto filerà liscio e diventerò ricca.

Ricca no, non voglio fare questo lavoro per arricchirmi.

Diciamo che vorrei vivere bene per potermi permettere di fare ciò che desidero…“.

Ecco, se ti ritrovi in anche solo una delle frasi che ti ho riportato a titolo di esempio, probabilmente fai fatica a gestire la tua agenda…non solo i tuoi pazienti.

Anzi, i tuoi pazienti (anche quelli che non stanno arrivando) non hanno responsabilità di quello che stai vivendo. Puoi tranquillamente guardarti allo specchio e dirti – in tono amorevole mi raccomando – che stai sbagliando qualcosa nel pensarti come psicologa.

Ti stai chiedendo cosa tu stia sbagliando?

Proverò a dirti che cosa sbagliavo io quando ho cominciato e cosa ho imparato in questi anni di lavoro da freelance.

Partiamo da ciò che considero degli errori, più che come termine generico del tipo – “Sei sbagliata” – per le implicazioni che il non pensarmi come una professionista, una imprenditrice, ha avuto nei primi anni di carriera.

  • Frustrazione: credevo che non sarei mai riuscita a fare questo lavoro come unico canale di guadagno, credevo che avrei dovuto per sempre lavorare come dipendente e ritagliarmi i pochi spazi liberi della mia giornata per fare ciò che desideravo.

  • Rabbia: me la prendevo con tutto e tutti, ero arrabbiata con chi ci riusciva e pensavo che fosse il “destino” a non volermi bene.

  • Delusione: ogni volta che ci provavo, accadeva qualcosa che mi bloccava e pensavo che, come al solito nella mia vita, sarebbe stato impossibile riuscire nell’impresa senza perdere tutte le forze.

  • Paura: mi prendeva le viscere e me le aggrovigliava, mi faceva sentire piccola piccola e indifesa.

Queste emozioni, per carità da accogliere come tutte le emozioni, avevano con sè una cosa che solo col tempo ho compreso fino in fondo: mi tenevano agganciata proprio li dove non volevo essere. E quali vantaggi avevano? Nessuno, potresti pensare…Perché dovremmo trarre dei vantaggi da emozioni, e quindi da azioni conseguenti, così lontane dai nostri desideri?

Eppure, se hai già avuto modo di vedere alcuni pazienti, ti sarai accorta che arrivano spesso con dei comportamenti (o sintomi è uguale) che vorrebbero allontanare da sè, che vorrebbero eliminare, cambiare…Eppure, quando sembra che ci stiano riuscendo, eccoli li che tornano con una regressione pazzesca al punto di partenza.

Che è successo? Ce lo chiediamo, no?

Ecco, forse abbiamo sottovalutato il potere del “vantaggio di un sintomo“, ovvero di quella funzione adattiva che ogni nostra azione ha dentro di sè.

E se vale per i nostri pazienti, perché non dovrebbe valere per noi stesse?

E infatti vale eccome…

Quindi, la prima cosa che ho fatto io è stata quella di andare alla ricerca del mio vantaggio.

E sai cosa ho scoperto?

Che non mi sentivo ancora pronta per fare il salto, avevo paura di farcela e di dover stravolgere le mie abitudini.

Avevo paura di perdere tutti i benefit che avevo, nonostante tutto, nei miei precedenti lavori come dipendente.

Desideravo pensare di acquistare una casa? Beh, potevo farlo?

Volevo starmene a casa con la febbre o col mal di schiena? Detto fatto, avevo il diritto di ammalarmi.

Da quel momento in poi ho capito su che cosa dovevo lavorare e ho cominciato la mia terapia personale.

Non avevo dubbi sulle origini di tutte quelle emozioni e non è stato troppo difficile parlarne con la mia psicologa e affrontare, pezzo per pezzo, ogni mattoncino.

Non dico che sia stato semplice, eh? Anzi…

Magari ti stai chiedendo il perché di questo pippotto, perché io non ti stia dando una soluzione pratica per gestire la tua settimana, un modello preconfezionato..

Beh, la risposta credo che tu l’abbia compresa:

prima di gestire meccanicamente la nostra settimana, dobbiamo comprendere i nostri meccanismi, i processi psichici sulla quale basiamo tutta la nostra quotidianità.

Solo dopo possiamo lavorare sul come.

Prima viene il perché.

Bene, adesso ti dico come mi organizzo io.

Ovviamente prima di tutto è importante effettuare una pianificazione a lungo termine, come spiego bene nel mio corso di Planning Budget per Psicologhe, il pensiero che dobbiamo avere come imprenditrici deve essere lungimirante.

Io faccio un Piano Triennale, ma se sei all’inizio puoi anche lavorarci di anno in anno. L’importante è PIANIFICARE.

In questo articolo non ti parlerò della Pianificazione annuale/triennale, ti voglio solo dire che non puoi pianificare la settimana se prima non sai dove stai andando.

Quindi, se sai dove stai andando, supponiamo che tu voglia avere uno studio privato con 15 pazienti settimanali, sia una persona sportiva che pratica sport 3 volte alla settimana, ama uscire la sera nel weekend e si formi costantemente con una supervisione o altro, ciò che devi fare per prima cosa è prendere un foglio e scrivere tutto questo li.

Perché un foglio? Perchè si 🙂 Ehehe, faccio come mia madre 🙂

Cosa ci devi scrivere sopra?

Tutte le cose che fai ogni giorno, da quando ti alzi la mattina a quando vai a letto.

Ricorda: scrivi tutto tutto tutto, pure quante volte vai al gabinetto.

Fatto?

Adesso inserisci quanto tempo dedichi a ciascuna di queste attività e a che ora le svolgi.

Fatto?

Adesso disegna (o stampa) una settimana, con tanto di orari/giorni.

Io ti lascio da scaricare il modello che utilizzo nel corso di Planning & Budget per psicologhe, ci trovi anche la mia agenda settimanale.

(SOLO PER LE PSICOLOGHE O LE STUDENTESSE GIA’ ISCRITTE NELLA STANZA DELLA PSICOLOGA©

. Non sei ancora iscritta? Questo è il link per accedere ad una fantastica tribù)

Ti mostro un esempio.

Ora/Giorno

Lunedì

Martedì

Mercoledì

Giovedì

Venerdì

Sabato

Domenica

8

       

9

       

10

       

11

       

12

       

13

       

14

       

15

       

16

       

17

       

18

       

19

       

20

       

Bene, adesso inserisci (a matita) tutte le attività che hai scritto prima seguendo quest’ordine:

  • Le pause (pranzi, cene, ecc)

  • Le attività di self-care (palestra, massaggi, ecc..)

  • Il lavoro

  • Gli spostamenti

  • La formazione

  • Altro

Adesso che hai finito (più o meno), cosa ti salta all’occhio?

Che difficoltà hai riscontrato?

  • Potresti esserti accorta che non riuscivi ad inserire prima le attività di self-care perché una vocina ti diceva: ” Prima il dovere e poi il piacere…

  • Potresti aver compreso che hai bisogno di modificare alcune cose della tua routine, magari vai a letto troppo tardi e poi la mattina non hai spazio per fare ciò che desideri (lavoro compreso)

  • Potresti aver notato che ci sono giornate pienissime e altre che: “Chissà che faccio in quelle ore…

Scrivi tutto nero su bianco

Qualsiasi cosa tu abbia scoperto facendo questo esercizio, forse è ora di modificare ciò che pensi di quello che fai e di come lo fai.

Quindi prova adesso a riflettere su quanto è emerso e poi dedicati a questi due esercizi.

1 Esercizio: Il self-care

Quando lavoro sul mio planning settimanale, o aiuto una collega ad organizzarne uno, chiedo sempre di partire da questo aspetto della nostra vita che viene, troppo spesso, messo alla fine di un lungo elenco di doveri e compiti.

Fai così anche tu?

Bene, sappi che non sei sola.

Io, invece, credo che non si possa pensare ad un lavoro sui doveri senza essere prima passati dai desideri.

E’ quello che spesso facciamo anche con i nostri pazienti, giusto?

Uno dei miei motti è:

Faccio a me quello che faccio ogni giorno con i miei pazienti

Ti piace? Io lo adoro. Siamo così assertivi, accoglienti, generosi e comprensivi con loro.

Gestire l’agenda a partire da questa parte così importante della nostra vita, ci permette, banalmente, di essere più felici e appagati.

Che sia sport, meditazione, scrittura creativa o lo shopping, non dimenticare di inserire almeno un’ora di salf-care alla settimana, due pasti e due merende (o pause) e una sana nottata di sonno.

2 Esercizio: I pazienti

Adesso, se tutto è andato come immagino, la tua giornata dovrebbe avere uno spazio di lavoro di circa 6/8 ore e in queste ore io ti consiglio di inserire anche tutto il lavoro che fai off-line: fatture,scrittura articoli, social, ecc..

Forse ti stai chiedendo perché e il motivo è molto semplice: se non inserisci queste attività dentro l’orario lavorativo, l’orario lavorativo ti mangerà e tu sarai una delle tante psicologhe frustrate.

Scrivimi nei commenti se questo articolo ti è servito, se hai dubbi o domane e, se potrò, cercherò di darti una mano.

Aspetto tra i tuoi commenti tutti gli strumenti che utilizzi e che ti aiutano in questa professione e tutti i “trucchetti” che usi per svolgere il tuo lavoro da imprenditrice.

Condividere non vuol dire togliere, vuol dire mettere e sai quanto ci tengo alla colleganza

Buon inizio di fine settimana…eh si…il giovedì finisce la mia settimana lavorativa e, salvo eccezioni, mi dedico ad altro fino al martedì mattina.

Un abbraccio

Simo

Photo by Evie Shaffer on Unsplash