Premessa.

Quando ho cominciato a creare il sito Love my Sex, non pensavo che sarebbe stato facile e, infatti, non lo è stato.

Ancora oggi questo progetto sta vivendo una fase di mutamento e nei prossimi mesi di certo avrò modo di parlarne ancora.

Ciò che ha fatto nascere questo progetto sono collaborazioni e amicizie, alcune si sono consolidate, altre si sono proprio sviluppate a partire dal progetto.

Ad ogni modo, è attraverso Love my Sex che ho cominciato ad occuparmi di endometriosi perché la mia carissima collega (a amica) Francesca Fontanella se ne occupa da tanto tempo e ha deciso di mettere le sue conoscenze all’interno del progetto.

Un giorno mi chiama per dirmi che aveva una notizia pazzesca: Chiara Pedroni, la campionessa italiana di danza sportiva paralimpica, ha deciso di rispondere ad un’intervista incentrata sull’endometriosi, la sessualità e la vita.

Così è nata questa esperienza meravigliosa e spero che le parole di Chiara possano darti sia un pugno allo stomaco che un grosso senso di calore nelle visceri.

Se ti sei persa la prima parte dell’intervista, ecco il link per leggerla.

Buona lettura.

Siamo in compagnia di Chiara Pedronicampionessa italiana di danza sportiva paralimpica – che ci ha regalato il racconto di una parte della sua storia di vita, quella che ha a che fare con l’endometriosi e gli effetti che questa malattia ha avuto nella sua quotidianità.

Chiara è una tipa che non si risparmia e si racconta nel dettaglio. Abbiamo quindi organizzato la sua intervista in parti, per poterla offrire integralmente. La scorsa occasione, Chiara ha raccontato l’episodio doloroso e traumatico che la ha portata alla diagnosi e le lunghe traversie mediche per concedersi di stare meglio.

Oggi ci narra le sue emozioni, allora e oggi.

Chiara, ci siamo. Ti va di raccontarci le emozioni e i pensieri che hanno accompagnato le tue esperienze con l’endometriosi?

Sincera? Le peggiori. Cercherò di andare per ordine e sicuramente ne ometterò.

  • Sorpresa: la totale incredulità di fronte al fatto che mi ritrovassi in ciascuna delle caratteristiche principali della patologia elencate ogni qualdove mi informassi sull’ argomento. Incappai in un’ autodiagnosi, sul sito di un’associazione dedicata, feci un test, risposi a poche semplici domande e l’esito fu la necessaria immediata consultazione di un professionista specializzato.

  • Sofferenza: in cima alla classifica delle emozioni provate. Fisica ed emotiva, date rispettivamente dal dolore materiale che provavo e da quello che sentivo dentro: non potendo più essere me stessa, né padrona né protagonista attiva della mia vita, per tutte le rinunce a cui ero obbligata e a quelle a cui sarei potuta andare incontro, perchè non riuscendo ad occuparmi neppure di me, come potevo darmi agli altri, esserci per la mia famiglia, gli amici, lavorare? Sentirmi inutile mi ha fatta stare davvero male, tanto quanto rinunciare alla mia autonomia e farmi aiutare, chiedere aiuto, palesare una condizione fisica di deficit che andava per le lunghe anzichè migliorare e risolversi.

  • Paura: l’ emozione per me più difficile da affrontare e gestire perchè ne abbiamo anche tanta inconscia che agisce silenziosa in profondià, spesso senza che ce ne rendiamo conto. Cosa mi sta succedendo? Cosa mi succederà? E una paura da non sottovalutare è quella di stare male ed essere soli, averne bisogno e non riuscire a chiedere aiuto.

  • Rabbia: Tanta. Verso chi avrebbe potuto evitare che la malattia prendesse così tanto il sopravvento, verso le decine di medici che mi ebbero fra le loro mani e non riconobbero la malattia. Verso chi non mi aveva ascoltata e ancor peggio creduta. Mi capitò persino che mi dicessero che i dolori e le reazioni che manifestavo erano esagerati per quello che avevo.

E se dovessi star qui a scrivere tutti i pensieri che ho fatto, credo riempirei una decina di pagine!

Mi sentivo senza la terra sotto i piedi, mi mancava l’ aria, dubitavo del mio presente e del futuro in ambito affettivo, lavorativo, sociale, intimo, economico. Mi sentivo inerme, impotente. Dovevo affidare la mia vita a terzi che, a conti fatti, non ne sono stati molto attenti.

Sai cosa puoi fare in quelle situazioni? Solo e unicamente stare coricata. Fatichi a socializzare, a rispondere alle domande, alle richieste, alle aspettative. Fai esami, aspetti esiti diagnostici, cambi farmaci, dormi male, senti di dipendere, ma non vuoi pesare, tutto diventa più difficile, anche respirare. Non capisci quel che hai, ma soprattutto come, quando e se guarirai. Vivere nel dolore è la tortura della goccia sulla testa, è la via Crucis di Cristo, è quello che non si augurerebbe neppure al peggior nemico.

Per un lungo periodo ho perso per intero la mia autosufficienza. Riuscivo a fare pochissimo e in questo pochissimo ad esempio, non rientrava neppure stare in piedi il tempo di una doccia che non potevo fare se non c’era qualcuno in casa perché era rischioso. Dovevo versarmi l’acqua appoggiandomi con la schiena e adoperando entrambe le braccia (anche se si trattava di poco più di mezzo litro), figurarsi riuscire a fare i mestieri o anche solo prepararmi pranzo e cena. I dolori 24h uccidono, rimbambiscono e offuscano il cervello come i farmaci che si assumono per cercare di contenerli.

Ricordo che una sera parlai in modo piuttosto duro al mio compagno di allora, una storia iniziata da poco, a seguito della mia separazione e fra non poche difficoltà. I dottori mi misero alle strette, io lo feci con lui dicendogli una cosa tipo “se tra due mesi mi dovessero dire che è la mia unica occasione di avere un figlio io me la vorrei giocare, se tu no cosa stiamo insieme a fare da qui a là?“. Lui rimase, peccato però che di lì a poco iniziò a risentirsi con una ex e, tre giorni prima del mio compleanno, se ne andò.

Come sei riuscita a resistere in tutto questo?

L’ obiettivo era guarire, riprendermi la mia vita, rimettermi in sesto tenendo presente però che poteva anche non andare a finire così. Un caterpillar fuori, volevo tutto e subito: senti di qua, prenota di là, chiedi a tizio, ascolta i suggerimenti di caio, vai su a Verona, torna giù in Emilia. Dentro, debole come un clinex fatto di carta ecologica, usato e “spetacciato” perché finito sotto…un caterpillar!

Hai suggerimenti per vivere le emozioni che accompagnano l’endometriosi senza esserne prevaricata?

😊

  • Per prima cosa ascoltarle e non vergognarsi di loro né di se stesse, della malattia e dei pensieri che si arrivano a fare, per quanto possano essere brutti, per quanto possano fare paura. Confusione, frustrazione, smarrimento… ci stanno, ma non bisogna mai perdere di vista il valore della vita, di se stesse, dei propri bisogni, delle proprie ambizioni. La vita è una e va vissuta. Al massimo delle proprie possibilità. Possono cambiare le modalità, le abitudini, le amicizie, l’alimentazione, i punti di vista, ma la voglia, la passione e l’energia non si devono perdere mai. Anzi, vanno moltiplicate.

  • Non tenersele dentro e non dare mai nulla per scontato. Aspettarsi che gli altri capiscano dal nostro silenzio è follia pura.

  • Perdonarsi per non essere invincibili, rendendosi conto che la debolezza a cui ci portano la pena, il dolore, i farmaci, i ricoveri è reale, chiedendo aiuto al bisogno.

  • Cosa altrettanto utile (e lo dico per esperienza personale come tutto il resto d’altronde) è fare pace col proprio sesso, col proprio utero, centro nevralgico della nostra creatività, del femminile per eccellenza. Anche qualora non possa compiersi con la meraviglia di una gravidanza.

Eh già, la gravidanza e, con essa, la sessualità, sono due aspetti influenzati prepotentemente dall’endometriosi. Chiara ne parlerà nella prossima parte dell’intervista.

Come abbiamo già detto la scorsa volta, per seguire questa storia di dolore e rinascita… stay tuned! 😊

Ricorda che potrai leggere la terza puntata nel sito della collega Dott.ssa Francesca Fontanella.

Se pensi di rischiare di perderti un pezzo, segui la mia pagina Facebook: i prossimi DUE mercoledì, troverai il link a tutte le prossime puntate!

Come si dice? Stay Tuned! 🙂

P.S. Puoi conoscere Chiara a Danza in Fiera!

Puoi seguire Chiara, settimana scorsa, alla manifestazione Danza in Fiera. è stata ospite e partecipante al concorso di danza.