Ansia

L’ansia è la risposta normale che il nostro organismo mette in campo per prepararsi ad affrontare ciò che ritiene essere un pericolo.
La parola deriva dal latino angere che significa stringere.
È una spiacevole sensazione che costringe ad attivarsi, a pensare, a reagire.
Lo scopo dell’ansia è segnalare un pericolo e preparare l’organismo ad una risposta.

ansia

Altre definizioni:

ANSIA

L’ansia è uno stato di attivazione fisiologica e cognitiva con un caratteristico pattern di risposte vegetative che si manifesta in previsione di un pericolo futuro. Se nel corso di una passeggiata si teme di incontrare un branco di cani randagi aggressivi, si prova ansia. 

PAURA

L’attivazione, fisiologica e cognitiva, avviene per un pericolo attuale. Se nel corso di una passeggiata si incontra un branco di cani aggressivi si ha paura. 

PANICO

E’ uno stato d’ansia particolarmente intenso, in assenza di un reale pericolo, caratterizzato da pensieri catastrofici. 

Ansiapaura e panico sono accomunati dalla percezione di un pericolo e sono caratterizzati da una condizione di attivazione di varia intensità, secondo una modalità che prepara l’organismo ad una risposta di attacco o di fuga.
Tale meccanismo è fondamentale per la sopravvivenza: l’ansia e il panico sono fenomeni normali e non patologici in sé.

ansia

Quando abbiamo paura di fronte ad uno stimolo minaccioso, possiamo fuggire oppure attaccare ciò che ci spaventa. Per scappare, o per aggredire, è indispensabile preparare il nostro corpo, sarebbe parecchio difficile combinare qualcosa che rilassi!
Per questo, senza accorgercene:

  • Inspiriamo una maggiore quantità di aria per ossigenare i tessuti.
  • Il nostro cuore batte all’impazzata, lo sentiamo pulsare così violentemente che sembra debba uscirci dal petto ma è indispensabile irrorare velocemente di sangue alcuni tessuti.
  • I nostri muscoli si irrigidiscono perché dobbiamo essere pronti a scattare.
  • Lo stomaco si chiude: sarebbe poco opportuno sprecare energie per la digestione in vista del pericolo.

Le reazioni fisiche che accompagnano l’emozione della paura erano molto funzionali in epoche antiche, quando i nostri antenati affrontavano quotidianamente situazioni che mettevano a rischio la loro vita.
Nella società moderna è molto difficile trovarsi in balia di nemici che vogliono farci la pelle, di animali che vogliono mangiarci, ma di fronte al pericolo continuiamo a reagire con simili modificazioni fisiologiche.
Nei disturbi d’ansia l’ansia è incongrua o esagerata rispetto alle circostanze ed interferisce in modo significativo con la vita della persona. L’individuo compie molte delle sue scelte quotidiane in funzione dell’ansia e questo può determinare una importante compromissione del suo comportamento e, in ultima analisi, della sua vita.

RICORDATE: L’ansia è una sensazione normale!

Livelli moderati di ansia sono spesso utili per migliorare le prestazioni e livelli piuttosto elevati di ansia possono essere vissuti come normali quando sono coerenti con ciò che esige la situazione.

Cosa fa la persona?

Nella maggior parte dei casi EVITA!
L’evitamento è mantenuto nel repertorio comportamentale del paziente con il meccanismo del rinforzo negativo, in quanto l ’evitamento determina una immediata riduzione dell’ansia (stimolo avversivo) e dunque aumenta la probabilità che il comportamento che ha determinato l’eliminazione dell’avversità sia nuovamente emesso in futuro.
L’evitamento impedisce alla persona di sperimentare la normale e fisiologica riduzione dell’ansia e di conseguenza ostacola nega al paziente la possibilità di operare una ristrutturazione cognitiva dei pensieri catastrofici.
Le conseguenze dell’evitamento, come si è detto, possono essere di ordine pratico (scelta del lavoro, del partner, delle attività quotidiane) e queste nel tempo influiscono negativamente sull’autostima dell’individuo, sulla quantità e sulla qualità delle esperienze della persona, sul numero di rinforzi positivi che ha, favorendo l’insorgenza di sintomi depressivi.

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