Adozione: La Valutazione delle Competenze Genitoriali

Vuoi adottare e hai paura della valutazione?

In questo articolo parliamo insieme di adozione: la valutazione delle competenze genitoriali.

Chi mi conosce lo sa, comincio tutto sempre con una sfilza di premesse e, questa volta non è esente.

Anzi.

L’argomento mi è talmente caro che non posso esimermi dal farne.

Il punto da cui parto è questo:

I servizi sociali che si occupano della valutazione delle competenze genitoriali,

non hanno il compito di trovare un bambino per le coppie che vogliono adottare,

ma una coppia di genitori per un bambino abbandonato.

Questa frase andrebbe scolpita sulle porte di tutti i servizi che si occupano di adozione e pure nelle nostre teste.

Forse questa frase può farti male, magari ti viene voglia di mollare tutto e ti dico che puoi mollare tutto se vuoi, ma non farlo per paura che sia troppo difficile, fallo perché ritieni di non poter diventare genitore di un bambino in stato di abbandono, oppure lavora sodo su di te, sulla tua coppia, sulla tua famiglia d’origine e vai avanti.

Adottare è un viaggio bellissimo e gli occhi di tuo figlio ripagano di tutta la fatica, te lo posso giurare.

I servizi sociali

Puoi immaginare che carico di responsabilità hanno queste persone?

Io non sono sicura che saprei assumermi lo stesso onere. Dico davvero.

Lo so che sono una psicologa, che ogni giorno mi assumo la responsabilità del benessere delle persone che chiedono il mio aiuto, ma sono persone con cui divido la responsabilità, “fifti fifti”.

Non ho la responsabilità di dare loro dei genitori (ex novo) che sappiano prendersi cura dei bisogni, delle loro emozioni, del loro vissuto traumatico, dei buchi nella pancia.

Genitori che sappiano essere accoglienti e pazienti  e presenti e sani e “sufficientemente buoni”, come direbbe Winnicott.

Queste professioniste (parlo al femminile perché la maggior parte sono donne) hanno un compito difficilissimo e spesso ce ne dimentichiamo persi nel nostro desiderio di diventare genitori.

Non abbiate fretta di diventare genitori adottivi, richiede cura, sacrifici, riflessioni, capacità di guardarsi indietro e di cambiare idea sul futuro.

Diventare genitore adottivo, infatti, non è come diventare genitore biologico.

La gravidanza dura tanto tanto tempo, a volte anni, a volte ci si trova a dover accettare un lutto.

Un lutto che si aggiunge ad altri lutti, magari a quello legato all’infertilità o alla sterilità, o ad un lontano aborto che ha cambiato la nostra esistenza, o ancora ad una malattia o ad uno “scherzo del destino”.

Se non abbiamo guardato dentro tutti questi cerchi, se non li abbiamo amati e curati, allora torneranno e busseranno così forti da sembrare schiaffi.

Credo di aver finito con le premesse…ehehe.

Adesso andiamo nel concreto e, seppur ogni percorso è unico, ci sono dei punti su cui tutte le coppie dovranno trascorrere del tempo, su cui magari si sentiranno giudicati e sui quali perderanno il sonno. E’ giusto così.

Il bambino che accoglierete avrà bisogno di due genitori e

non di due adulti rimasti bloccati in chissà quale parte del proprio passato.

Il bambino che accoglierete dovrà poter affidare a voi la propria storia, il proprio dolore, le proprie paure, gli interrogativi che mano a mano emergeranno, la loro rabbia e tristezza profonda nei confronti di chi l’ha abbandonato.

Dovranno abbandonarsi tra le vostre braccia sicuri che la vostra mente e il vostro cuore sono li solo per lui.

E sarà per lui un dolce abbandono, riparerete quella ferita per sempre.

La valutazione

Di seguito trovate molti dei punti con cui dovrete confrontarvi, come singoli individui, come coppia e come futura famiglia.

E’ un viaggio, vivetelo come tale e affidatevi.

  • Possibilità di crescere un bambino adottivo/Progetto adottivo chiaro. Tutti gli aspiranti genitori, o quasi, hanno avuto l’idea di adottare, magari durante le prime conversazioni di coppia sulla genitorialità può essere emersa questa possibilità. Magari tu e il tuo partner vi siete detti che avreste potuto adottare un bambino dopo una gravidanza biologica o come possibilità ultima di diventare genitore. Mi spiace doverti dire che, se vuoi intraprendere con efficacia un percorso adottivo, questo fantasticare sull’adozione senza avere un’esperienza di fallimento procreativo, non è abbastanza per mostrare tutta la nostra disponibilità ad accogliere un bambino in stato di abbandono (fatte salve le scelte adottive in coppie che decidono di non voler figli biologici, ma in quel caso la valutazione verterà molto su questa scelta). I servizi dovranno valutare se abbiamo ben chiaro cosa significa crescere un bambino adottivo, ancor più se di diversa etnia dalla nostra, se in fase scolare o prescolare, se abbandonato alla nascita o con un vissuto traumatico legato ad abusi e violenze. E potrei continuare all’infinito, ma questo articolo diventerebbe un trattato. Un bambino adottivo non è un bambino biologico. La sua storia andrà narrata sin dal primo momento, bisognerà sapere come e cosa dire, avere chiara la frustrazione di un possibile comportamento di rifiuto, aver chiuso i famosi cerchi di cui parlo sempre. Dentro di noi vi deve essere una certa chiarezza rispetto al proprio progetto adottivo. E se to stai chiedendo, la risposta è “No, non dobbiamo essere perfetti!“.
  • Elaborazione del lutto dell’infertilità. Dovrete scavare dentro in profondità o sentire la pelle bruciare in superficie. Non c’è una ricetta magica per superare il lutto del non poter procreare figli biologici. Però una cosa è certa: quel bambino mai nato va sepolto e commemorato con dolcezza. Nessuna ferita aperta, solo una cicatrice da massaggiare all’occorrenza. Ognuno di noi porta con sé una storia di lutto e quel vuoto non può essere riempito dal bambino adottivo. Il bambino adottivo avrà bisogno di tutta la pelle, non potranno esserci zone limite sulla superficie del vostro corpo, esteriore e interiore. Quel bambino dovrà potervi annusare e riconoscere solo il vostro (tuo e suo) odore. L’elaborazione del lutto attraversa varie fasi, così viene descritto in letteratura e qui ti metto solo un breve elenco che non può essere esaustivo, ma che spero possa farti riflettere sul punto in cui ti trovi rispetto alla questione.

– Fase della negazione: Classiche frasi e pensieri di questa fase sono: “Non è vero! Non può succedere a me!“, “Quando meno me lo aspetto il mio bambino arriverà!“, “Mi hanno detto che se adotto poi rimango incinta, chissà se è vero!“, “E’ solo un brutto sogno!“.  Se ancora ti dici frasi di questo genere, ti assicuro che hai ancora bisogno di tempo perché il bambino che potresti accogliere non può riempire quel vuoto.

Hai cerchi aperti in questa fase?

– Fase della rabbia: E’ la fase in cui vediamo tutte le donne incinte per strada e proviamo emozioni di rabbia nei loro confronti, in televisione sentiamo di bambini abbandonati in un cassonetto e vorremmo far del malecon le nostre mani quelle che non riusciamo nemmeno a definire madri. I pensieri sono intrusivi e sentiamo tutto il mondo contro.

Hai cerchi aperti in questa fase?

Fase di negoziazione o contrattazione. Arriva un momento in cui cominceremo a fare i conti con la realtà, in cui cominceremo a guardare ai fatti così come sono accaduti, in cui non cercheremo più colpevoli (Dio, il Destino o chissa chì) ma ci accorgeremo ben presto che non c’è nessun colpevole e che, alcune donne non hanno nel loro progetto di vita la procreazione biologica. L’adozione è molto lontana dalla nostra mente ed è giusto così. In questa fase ricercheremo spiegazioni e proveremo molte, forse troppe, soluzioni.

Hai cerchi aperti in questa fase?

Fase della tristezza/depressione. Eccola li, finalmente aggiungerei. La tristezza comincia ad emergere e con essa le prime avvisaglie di un non ritorno, di una fine reale. Le lacrime scorrono come goccioline sui vetri quando piove o potenti come tempeste. “Non potrò mai essere madre…“, “Non potrò mai vedere un figlio con i miei occhi e le labbra del papà“, e così via. Le emozioni sono forti e travolgenti, potremmo scegliere di isolarci dalle altre donne, soprattutto quelle che riteniamo più “fortunate” e di viverci il lutto da sole. E’ una fase fondamentale perché permette all’animo di lasciare andare definitivamente il desiderio di diventare madre biologica.

Hai cerchi aperti in questa fase?

Fase dell’accettazione. E’ quel momento in cui senti di essere fertile, ma diversamente da come ti eri immaginata. Senti di poter essere madre anche senza avere un figlio. Puoi essere moglie, sorella, amica. Puoi essere una buona lavoratrice e creare qualcosa di tuo.

In questa fase i cerchi sono (nel caso di scelta adottiva, devono) definitivamente chiusi.

La scelta adottiva arriverà col tempo e non riguarderà più il bambino che non abbiamo potuto procreare, ma un bambino abbandonato che ha bisogno di diventare famiglia.

Il percorso di elaborazione del lutto non è lineare. A volte ci si potrebbe svegliare una mattina, dopo un lungo periodo di serenità, sentendo di nuovo tristezza o rabbia. E va tutto bene. Vai bene così. Andiamo bene così. Sentirsi ogni tanto tristi o arrabbiati, anche dopo molto tempo dalla fine dell’elaborazione del lutto, è assolutamente normale.

  • Storia familiare d’origine e legami di attaccamento. Dovrete aprire il cassetto dei ricordi, domandarvi come siete stati cresciuti e perché siete ciò che siete. Guardate i vostri genitori come due persone e non come i vostri genitori. Chi erano? Cosa amavano? Come sono stati cresciuti a loro volta? Perché si sono scelti e come hanno deciso di avervi? Che tipo di educazione (soprattutto emotiva) hanno scelto di utilizzare con voi? Erano entrambi d’accordo sulle scelte o c’era un genitore che “guidava” e l’altro che fungeva da passeggero? Ci sono stati eventi traumatici importanti? Come affrontavano i dissapori? Quali valori hanno guidano le loro scelte genitoriali? Questi valori valevano anche per le loro azioni o erano esclusive del loro stile genitoriale? I vostri genitori hanno risposto alle vostre esigenze emotive. Se si, come? E tutte queste cose che vi ho elencato, che tra l’altro sono solo una parte delle possibili riflessioni,  come sono state vissute da voi? Hanno avuto degli strascichi?

Hai cerchi aperti?

  • Funzionamento dell’individuo e funzionamento della coppia. La valutazione avrà anche come focus le caratteristiche individuali, chi siete, come mai siete quello che siete. I servizi dovranno comprendere quali sono le parti di noi in fragilità e decidere se sono stati superati (se non invadono il nostro vissuto emotivo) o suggerirci di lavorarci su e di attendere prima di ricominciare un percorso che non è semplice. Qualcuno potrà ricevere il suggerimento di cominciare un percorso di preparazione all’adozione di gruppo o individuale. Accoglietelo come un atto d’amore, non solo nei vostri confronti, ma anche nei confronti del bambino che accoglierete nella vostra vita.  La valutazione verterà anche sulla capacità di  co-genitorialità, della solidarietà e del sostegno tra i due partner che dovranno condividere le responsabilità dell’accudimento del bambino. Il modo in cui la coppia si adatta reciprocamente ai diversi punti di vista che poi diventeranno i diversi punti di vista sulla cura del bambino. La conferma reciproca o la disconferma del partner, la disponibilità ad impegnarsi in maniera collaborativa e la qualità della coordinazione quando i due partner devono agire insieme nella cura del bambino (McHale, 2010)

Hai cerchi aperti?

  • Comprensione ed elaborazione della differenza tra bambino immaginato (ideale) e bambino reale. L’ho già detto che il bambino biologico e quello adottivo non sono bambini uguali? Almeno un migliaio di volte. E non sono uguali nemmeno i bambini immaginati, quelli che fantastichi non appena il tuo partner ti dice che è pronto per diventare genitore, con quelli che partorisci. Ovviamente ogni bambino è UNICO, inutile ribadirlo in questa sede. In questa fase della valutazione, i servizi sociali cercheranno di comprendere se ciò che abbiamo in mente è l’immagine del bambino perfetto: piccolo, sano e magari del sesso che desideravamo e con quel bel taglio degli occhi così simile alla nonna materna; oppure se abbiamo in mente un bambino reale, in carne ed ossa, magari emaciato e malaticcio, pure bruttino e per niente simpatico. Tutti, anche i genitori biologici dovranno, prima o poi, fare i conti con questa differenza. Solo che noi aspiranti genitori adottivi dobbiamo farlo magari molti anni prima di tenere tra le braccia nostro figlio.

Hai cerchi aperti?

  • Capacità di gestire lo stress e le frustrazioni. Proprio ieri leggendo una risposta ad un post su Instagram,  ho capito che c’è ancora molta confusione. Il post era di una mamma adottiva e raccontava di essere stata “rimandata” a nuovo colloquio dal giudice che doveva valutare la loro disponibilità all’adozione internazionale. Il commento diceva che non capiva tutto questo “accanimento” perché di bambini al mondo che sono cresciuti con genitori che non hanno minimamente avuto qualcuno che li giudicasse, è pieno sono vivi e vegeti. Sapete che ho avuto l’impulso di scrivere una rispostaccia? Poi ho respirato, ho capito che non era la sede giusta per parlare di questo argomento e che non ne avevo nemmeno troppa voglia. Però se sei qui, tu devi sapere che la valutazione delle competenze genitoriali è FONDAMENTALE per te e per il bambino che accoglierai nella tua vita. I bambini biologici non hanno nessuno che possa scegliere per loro i genitori “giusti” (non perfetti”) e, infatti, in giro ci sono bambini maltrattati, abusati, tristi, soli e…devo continuare? Non voglio dire che questo non accade mai nelle coppie adottive, anzi, ho avuto in terapia persone adottate con genitori maltrattanti, ma è un caso eccezionale e, probabilmente, non vi è stata una cura adeguata proprio in fase di valutazione.

Hai cerchi aperti?

  • Capacità di dare sostegno, di accogliere la storia del bambino adottato, di gestire il possibile rifiuto. Fare i genitori adottivi è come fare i genitori naturali, ma ha una differenza sostanziale: il bambino adottivo ha una sua storia pregressa senza di voi. C’è stato un momento, un giorno, un mese o due anni non fa troppo (più o meno) la differenza, che ha vissuto senza di voi, da solo.  E se avete compreso le mie parole rispetto all’importanza che ha la nostra famiglia d’origine nello sviluppo del nostro Io, allora comprenderete anche quanto diversi possano essere i bambini adottivi da quelli biologici. Dobbiamo avere chiaro questo vissuto abbandonico, anche nei neonati.  Anzi, alcune ricerche evidenziano come i bambini adottati alla nascita possano sviluppare dei disagi in fase adolescenziale in misura maggiore rispetto ai bambini adottati in fase pre-scolare o scolare. Il motivo? I bambini più grandi hanno dei ricordi, magari di violenza o maltrattamento, magari sono stati accolti in casa famiglia e spesso non vedono l’ora di poter avere dei genitori tutti per se. I bambini adottati alla nascita, o nei primi mesi di vita, non hanno nessun ricordo vivo, ma portano dentro una cicatrice da rifiuto che prima o poi, in un modo unico per ciascun bambino, tornerà a galla. Noi genitori adottivi dobbiamo essere pronti ad accogliere quella ferita e a risanarla. In alcuni casi, direi abbastanza frequentemente, i bambini più grandi che vengono adottati, possono sviluppare una certa reticenza nei confronti dei genitori adottivi, un rifiuto vero e proprio. In questo caso bisogna essere consapelovi che, molto probabilmente, vi è di fondo una stordente paura di perdere qualcosa di molto importante: i propri genitori.

Hai cerchi aperti?

  • Capacità di cercare aiuto e di vedersi dentro un sistema e non da soli. Ho sentito spesso dire che, una volta finito tutto l’iter, avendo in casa il proprio bambino, non si vuole più avere a che fare con il mondo adottivo. Niente di più sbagliato. Essere genitori adottivi è per sempre e, aldilà del fatto che se adotterete in Italia dovrete trascorrere circa un anno e mezzo in fase-preadottiva frequentando gruppi di genitori adottivi, facendo i colloqui di monitoraggio con i servizi social, ricevendo la visita dell’assistente sociale del tribunale, aldilà di tutto questo è FONDAMENTALE che non vi pensiate mai soli. Diventare genitore adottivo significa entrare in una grande famiglia di genitori e servizi, e questo personalmente mi da molta sicurezza. Mi fa sentire protetta, accolta, con un punto di riferimento sempre pronto ad accogliere una difficoltà, a sostenermi e a non farmi sentire sola. Quindi non dimenticate di cominciare a creare una rete intorno a voi fatta da altri genitori adottivi, spremeteli, spremeteci per non sentirvi mai più soli.

Questo lungo articolo è giunto alla fine. Renderlo esausivo è impossibile perché ogni percorso adottivo è UNICO.

Però ricordati che non sei solo.

Chiedi ad altri genitori adottivi se hai un dubbio, chiedi ai tuoi servizi di spiegarti cosa state facendo e sii te stesso. Sempre. Sempre. Sempre.

Quando posto articoli su questa tematica, o post sui social, spesso mi arriva questa domanda:

Possiamo affrontare tutto questo insieme a te?

Si, potete, sia individualmente che in coppia, potete iniziare un percorso di sostegno sia in fase di scelta del percorso adottivo, sia in itinere.

Ne parlo qui.

Però ti consiglio caldamente di partecipare anche ad alcuni corsi pre-adottivi che si svolgono in gruppo e che servono moltissimo.

Noi abbiamo partecipato a questi due. Il primo è quello del Ciai e il secondo è di Genitori si Diventa. Entrambi enti affidabili e presenti su tutto il terrirtorio nazionale, ma puoi cercarne altri altrettanto validi.

Se vuoi puoi approfondire il tema del rischio giuridico a questo link.

Ricordate:

L’adozione è una scelta per sempre.